Chi ancora lo sostiene sbandiera diversi risultati: il confine col Messico è sigillato; il radicalismo woke di sinistra in molte istituzioni è stato eliminato o è sulla difensiva; la guerra a Gaza è finita e gli ostaggi israeliani sopravvissuti sono tornati a casa; il programma nucleare iraniano è stato notevolmente rallentato; un dittatore come Maduro è stato catturato con un blitz spettacolare; la "big, beautiful bill" è diventata legge con enormi tagli fiscali; la disoccupazione è bassa (in realtà più alta di quella lasciata da Biden) e l'economia va bene. Chi lo critica racconta una storia diversa: l'America si è isolata, perdendo credibilità e minando le sue alleanze; tutte le azioni di politica estera hanno conseguito risultati temporanei mentre la pace in Ucraina sembra ancora lontana; i dazi hanno fatto aumentare i prezzi e il costo della vita resta alto; giustizia e forze dell'ordine sono piegate al servizio dei rancori del presidente; le città sono state militarizzate e squadre di agenti mascherati danno la caccia agli immigrati in tutto il Paese con metodi brutali. Sul fronte estero ha rinnegato la promessa elettorale di un'America first isolazionista e, dopo aver ribattezzato con un colpo di penna il Golfo del Messico in Golfo d'America, è sembrato giocare col mappamondo come Charlie Chaplin nel film "Il grande dittatore": ha umiliato Zelensky nello studio Ovale e flirtato con Putin ma non è ancora riuscito a negoziare la tregua; ha ottenuto la pace nella Striscia dopo aver evocato il controverso progetto di una Gaza-Riviera ma la fase due è tutta in salita; ha tolto di mezzo Maduro ma ha lasciato il suo regime, privilegiando il petrolio sulla democrazia; ha messo nel mirino Colombia, Messico e Cuba.
Published at: 2026-01-19 17:40:02
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