Da tempo gli esperti militari sapevano che in caso di attacco l’Iran avrebbe risposto in due modi: bombardando Israele e le basi militari statunitensi in tutto il Medio Oriente e bloccando i traffici di petrolio e gas naturale nello stretto di Hormuz, una via marittima fondamentale. Nei primi giorni di guerra il segretario statunitense all’Energia Christopher Wright ha cercato di minimizzare il problema, sostenendo che «non c’è carenza di energia nell’emisfero occidentale», che «ci sono enormi stoccaggi di energia in tutto il mondo», e che i problemi sarebbero stati temporanei e di brevissimo periodo. Di fatto il regime iraniano ha trasformato il conflitto in una guerra di resistenza, in cui spera di sopravvivere agli attacchi e ai bombardamenti israeliani più a lungo di quanto l’opinione pubblica occidentale riesca a sopportare l’aumento della benzina e forse dell’inflazione.
Published at: 2026-03-14 07:21:18
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