L’aria che tira è quella di un nuovo dietrofront, ovvero la promessa di trovare una copertura che garantisca a chi ha investito contando sugli 1,3 miliardi stanziati con la legge di Bilancio di vedersi attribuito l’incentivo per intero e non tagliato del 65% come stabilito nel Consiglio dei ministri il 27 marzo. E così si giunge a venerdì scorso, quando il Consiglio dei ministri ha deciso di tagliare il credito d’imposta del 65% riducendo lo stanziamento da 1,3 miliardi a 537 milioni e rimpicciolendo il campo della tipologia di interventi accettati, includendo solo i beni strumentali e non più gli investimenti per gestire l’energia e installare impianti da fonti rinnovabili. È l’antipasto di quello che il governo potrebbe ritrovarsi a dover gestire in autunno con una legge di Bilancio che aveva immaginato come la più espansiva della legislatura e che rischia invece di risolversi in una finanziaria incentrata sul tappare le falle se dovesse esplodere il costo dell’energia facendo schizzare i prezzi in tutti i settori.
Author: Andrea Tundo
Published at: 2026-03-31 17:27:12
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