Il 29 dicembre, Pechino aveva avviato la “Justice Mission 2025“, una manovra di esercitazioni scattata dopo l’annuncio degli Usa di un pacchetto da oltre 11 miliardi di dollari di aiuti militari a favore dell’isola. Oltre al lancio di decine di razzi verso l’isola, la Cina aveva schierato cacciatorpediniere, fregate, caccia, bombardieri e droni per dare un avvertimento contro l’indipendenza di Taiwan e simulare, per la prima volta con tale ampiezza, un blocco totale dei porti strategici. Alle critiche da parte della comunità internazionale, tra cui Giappone e Australia, il Ministero degli Esteri cinese, tramite il portavoce Lin Jian, aveva replicato così: “Questi Paesi e istituzioni stanno chiudendo un occhio sulle forze separatiste di Taiwan che tentano di ottenere l’indipendenza con mezzi militari” e, prosegono le accuse, “stanno criticando in modo irresponsabile le azioni necessarie e giuste della Cina per difendere la propria sovranità nazionale e l’integrità territoriale”.
Author: Redazione Esteri
Published at: 2025-12-31 10:04:42
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