Sissi l'imperatrice portata in scena da Roberto Cavosi

Sissi l'imperatrice portata in scena da Roberto Cavosi


La troviamo intensa a truccarsi e prepararsi nella sua stanza mentre le pettinano la grande parrucca che è costretta a indossare e sente ''come un corpo estraneo in testa'', altra costrizione, mentre è invece lei a chiedere di continuo alla devota cameriera di stringerle sempre più forte il buso, quasi con violenza sino a farsi mancare il respiro, come a ricordarle la sua situazione di non libertà, allo stesso modo in cui poi parlerà della difficoltà di scegliere le scarpe giuste, che dovrebbero darle il sostegno per stare ben eretta. In quella stanza scura, alle cui spalle sono proiettati lampeggiamenti e immagini premonitrici, con le due cameriere, la più giovane delle quali è incinta a sottolineare comunque la forza della vita anche in quella situazione, Sissi trova la propria libertà nell'opporsi alla politica del potere, appoggiando i più deboli e poveri, denunciando l'orrore di qualsiasi guerra, e rifugiandosi nella poesia, letta, citata e scrivendo lei stessa versi che destinerà alla pubblicazione anni dopo la sua morte e destinandone i proventi all'aiuto ai rifugiati in cerca di asilo. Una donna di cui Cavosi mostra la contraddizione della sua condizione, e è quindi dolce e aspra, triste e inquieta, comprensiva e intollerante anche con la cameriera più anziana, Milana Merisi, che prova persino a proteggerla, e la più giovane, Francesca Bruni, più istintiva e diretta, che le saranno vicine sino alla morte, improvvisa, quando verrà accoltellata da un anarchico e spirerà nelle braccia di un medico (Marco Manca) facendosi slacciare il busto.


Published at: 2026-01-31 12:25:03

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