Sirat recensione: una tensione da fine del mondo in un film monumentale

Sirat recensione: una tensione da fine del mondo in un film monumentale


Il pellegrinaggio esistenziale per le montagne marocchine di Mimosas (2016) e il fuoco, privato prima e poi incendiario alla lettera, di O que arde (2019), avevano già reso il galiziano Oliver Laxe un nome da tenere d'occhio, capace di evocare atmosfere e suggestioni concentrandosi sulla forza intrinseca della storia e dei personaggi. Quando Luis - un monumentale Sergi Lopez - e il piccolo Esteban raggiungono il primo rave, il regista orchestra una delle sequenze più folgoranti del cinema contemporaneo: la camera osserva impassibile mentre centinaia di corpi si muovono all'unisono come schegge impazzite di un antico rituale, accompagnati dalla devastante colonna sonora che letteralmente colpisce lo spettatore con la potenza di un terremoto, anche chi poco avvezzo a certe sonorità. L'eterogeneità delle figure che accompagnano il protagonista è data dalle particolari scelte di casting, con attori non professionisti alla loro prima esperienza davanti alla macchina da presa pronti a esaltare o i loro handicap o la loro sanguignità, ideale frullato di un'umanità che ha volutamente scelto di abbandonare la società, quella società ora sull'orlo di un'imminente apocalisse.

Author: Maurizio Encari


Published at: 2026-01-12 13:38:00

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