Quando si parla di guerre ibride, dove lo scontro non è più quello fisico che si consuma con le armi e regole tradizionali, bensì è tutt’altro, qualcosa che punta alla conquista e all’influenza delle grandi narrazioni digitali, a partire dalle polarizzazioni che si fronteggiano sui campi di battaglia dei social media, siamo portati a pensare, erroneamente è il caso di ribadire, che queste siano contrapposizioni che popolano il lato oscuro e poco accessibile della rete, quello che comunemente chiamano il dark web. Al contrario, le guerre cognitive che si combattano arruolando molto spesso milizie involontarie, che non hanno comprensione di far parte di una strategia di misinformazione e disinformazione molto complessa, non sono definite da battaglie decisive e da nemici chiari e riconoscibili. Qui, non bisogna dimenticare che un post, a differenza, di una qualsiasi arma convenzionale, è una tecnologia ubiquitaria capace di interrompere, minare e influenzare i nostri processi decisionali modificando il comportamento a livello individuale, nel bene e nel male a seconda dei punti di vista.
Author: redazione@ilgiornale-web.it (Domenico Giordano)
Published at: 2026-01-04 19:30:03
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