La prima è che il governo – visti i sondaggi che danno i No in rimonta, sempre più vicini al Sì – non ha ancora rinunciato al colpo di mano per anticipare la data del referendum all’inizio di gennaio, sperando di anticipare il sorpasso: con un’alluvione di No di qui alla scadenza del 31 gennaio, mancherebbero i tempi tecnici previsti dalla Costituzione e dalla legge per fissare la data del voto prima di fine marzo-metà aprile. La seconda è che sui media governativi, cioè quasi tutte le tv e i giornali, si ascolta soprattutto la voce del Sì, con livelli di propaganda e di menzogna imbarazzanti, secondi solo a quelli sulla guerra e sul riarmo (dal caso Tortora a Garlasco ai bambini nel bosco: tutti fatti che semmai dimostrano l’inutilità e l’assurdità di separare le carriere e i Csm). Poi occorrerebbe un passaggio all’ufficio centrale della Cassazione (che ha a disposizione 30 giorni) dopo di che il decreto di indizione fissa il voto tra il 50esimo e il 70esimo giorno.
Author: Redazione Giustizia
Published at: 2025-12-27 12:58:21
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