Noi siamo per la Biennale come "spazio di tregua", per la Biennale "fabbrica di ponti", per la Biennale come luogo di confronto, di dialogo e soprattutto di diplomazia, l'unica cosa più potente delle armi, come dimostra la storia millenaria di Venezia. La rivista ad esempio, che nei sei numeri finora usciti ha ospitato decide di scrittori, storici, poeti, registi, artisti, architetti, filosofi, scienziati, premi Nobel come Orhan Pamuk, premi Oscar come Peter Weir, scrittori come Javier Cercas e Claudio Magris, giornalisti come Stenio Solinas, Edoardo Camurri, Davide Brullo o Stefano Salis E come il grande Progetto dell'Archivio storico della Biennale "È il vento che fa il cielo", da un verso di Confucio tradotto da Pound, per le celebrazioni dei 700 anni dalla morte di Marco Polo, fra Venezia, Istanbul, Mongolia e Cina. E per quanto riguarda la polemica, del tutto fuori fuoco, sull'assenza degli artisti italiani alla Biennale di quest'anno, nessuno ricorda che la curatrice Koyo Kouoh aveva fissato degli incontri nei tre più importanti teatri italiani - La Scala a Milano, il San Carlo a Napoli e il Massimo a Palermo - per incontrare i nostri artisti e scegliere chi invitare.
Author: redazione@ilgiornale-web.it (Luigi Mascheroni)
Published at: 2026-03-18 11:00:02
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