Dopo il blitz di Caracas, che ha destituito il presidente Nicolás Maduro appoggiandosi su accuse legate al narcotraffico, e non al contrabbando di petrolio, gli Stati Uniti guidati dall'agguerrita amministrazione Trump hanno intensificato in modo significativo le operazioni di interdizione marittima contro il traffico di petrolio da e verso il Venezuela, portando la pressione militare e politica su un piano apertamente globale che minaccia ritorsioni da parte delle potenze che verranno toccate, direttamente e indirettamente, da queste azioni di forza, bollate da molti come evidenti atti di “pirateria”. Negli scorsi giorni altre tre petroliere: la M/T Sophia, battente bandiera panamense ma che batteva falsamente bandiera del Camerun; la petroliera Marinera, prima conosciuta anche con il nome di Bella 1, battente bandiera della Guyana, a lungo braccata nell’Atlantico settentrionale e catturata mentre batteva bandiera russa; la petroliera M/T Skipper, anch’essa battente bandiera della Guyana ma di proprietà iraniana, abbordata dalle forze speciali americane al largo del Venezuela all’inizio di dicembre; e la Centuries, che batteva bandiera panamense ed è stata sequestrata mentre era ormeggiata al largo di Houston, in Texas, sempre nel dicembre 2025. Da Washington, il presidente americano Donald Trump, alla ricerca di un accordo con Caracas ora che ha “eliminato” la leadership di Maduro, accordo che intende accoppiare e potenziare la produzione e la distribuzione di petrolio di Usa e Venezuela, si è limitato a dichiarare che l'America si sta “riprendendo ciò che le è stato tolto”, annunciando che big oil investirà “almeno 100 miliardi di dollari” nel Paese sudamericano, e invitando Pechino e Mosca a “comprare il petrolio” dagli Stati Uniti, che sono “pronti a fare business”.
Author: redazione@ilgiornale-web.it (Davide Bartoccini)
Published at: 2026-01-11 06:00:22
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