È il caso anche di Z.F., giornalista a cui è stato negato il visto a un giorno dal suo ingresso nel paese: “Il 3 dicembre, mentre ero ad Amman, ho ricevuto un’email dall’autorità israeliana per l’immigrazione che revocava il mio ETA (la cosiddetta Electronic Travel Authorization, un visto elettronico che, secondo le procedure ufficiali, viene rilasciato dopo alcuni giorni dalla compilazione di un form online dedicato), senza fornire motivazioni”, racconta.”Ho tentato di contattare l’ambasciata italiana e il ministero dell’Interno israeliano, ma senza successo. In ogni caso, come riferito da un funzionario israeliano contattato, essere in possesso della carta non è prerequisito fondamentale per esercitare la professione giornalistica sul territorio dello Stato ebraico, in quanto “il giornalismo è un’attività libera su tutto il territorio di Israele, e anche se la GPO card può essere utile in alcuni precisi casi, si può esercitare tranquillamente la professione senza accredito per un periodo fino a tre mesi all’anno”. La pratica si inserisce in un quadro che vede Israele in fondo all’Indice di libertà di stampa stilato dalla World Bank e da Reporter Senza Frontiere: il Paese occupa la 112esima posizione su 180 non solo per gli oltre trecento giornalisti e operatori dell’informazione uccisi a Gaza da ottobre 2023, ma anche per la moltiplicazione di leggi repressive, disinformazione e pressioni crescenti sulla stampa internazionale e locale.
Author: Niccolò Palla
Published at: 2026-01-03 08:05:07
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