Navi, caccia e operazioni di terra: ecco il possibile piano Usa per l'attacco al Venezuela

Navi, caccia e operazioni di terra: ecco il possibile piano Usa per l'attacco al Venezuela


Qui il traffico di droga somiglia più a una geografia di corridoi: tratti di frontiera dove passano uomini e carichi, coste da cui si salpa, fiumi che tagliano la giungla, e snodi urbani dove si riciclano soldi e si comprano protezioni. La presenza navale statunitense nel Mar dei Caraibi e davanti alle coste venezuelane include un gruppo significativo di navi della US Navy che operano sotto il comando del Fourth Fleet / US Naval Forces Southern Command: la portaerei USS Gerald R. Ford con il suo carrier strike group; numerosi cacciatorpediniere lanciamissili come USS Gravely, USS Jason Dunham, USS Stockdale e USS Sampson (ma soprattutto vascelli anfibi del tipo USS Iwo Jima, USS San Antonio e USS Fort Lauderdale che trasportano Marines ed elicotteri; in più, un sottomarino d’attacco nucleare e navi per operazioni speciali come l’MV Ocean Trader che supportano operazioni di monitoraggio e interdizione marittima. Per impegnare truppe in un conflitto prolungato o in attacchi di terra contro un altro Stato, il presidente dovrebbe ottenere dal Congresso una Authorization for Use of Military Force (AUMF) o una dichiarazione di guerra specifica, dato che la legge statunitense (come la War Powers Resolution del 1973) permette al presidente di impegnare forze armate all’estero solo per un periodo limitato (tipicamente 60 giorni) e richiede un’informativa al Congresso su qualsiasi operazione entro 48 ore dalla sua avvio.

Author: redazione@ilgiornale-web.it (Francesca Salvatore)


Published at: 2025-12-23 11:12:02

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