"Nel contesto della crescente crisi energetica, un ulteriore allentamento delle restrizioni sulle fonti energetiche russe appare sempre più inevitabile, nonostante la resistenza di alcuni membri della burocrazia di Bruxelles", ha aggiunto Dmitriev, commentando la decisione di Donald Trump di permettere la vendita del greggio già imbarcato sulle petroliere russe, stimato in 100 milioni di barili. Anche prima della decisione di Trump sul greggio russo, comunque, alcuni osservatori indicavano già in Mosca uno dei "vincitori" della terza guerra del Golfo, con l'insperata impennata nelle entrate dall'export di energia, dovuta sia all'incremento dei prezzi del greggio e del gas, sia all'aumento della domanda da Cina, India e altri Paesi che hanno bisogno di approvvigionarsi attraverso corridoi alternativi rispetto alle rischiose acque del Golfo Persico e dello Stretto di Hormuz. Al punto che, secondo il quotidiano economico Vedomosti, il ministero delle Finanze aveva già messo in cantiere tagli alle spese statali di oltre il 10% per contenere un deficit che nei primi due mesi dell'anno aveva toccato i 3.449 miliardi di rubli (38,3 miliardi di euro), pari all'1,5% del Pil.
Published at: 2026-03-13 13:12:56
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