L'inverno di Khamenei tra rancore e terrore

L'inverno di Khamenei tra rancore e terrore


Khamenei parla di nemici che fomentano la folla, fa il duro, ma si capisce che è spaventato, anche se ancora non ha mandato fuori i mastini, le Guardie della Rivoluzione, i soldati e la polizia rastrellano le strade trascinando in prigione i manifestanti di tutte le città, i morti sono ancora decine a quel che si sa, ma la minaccia fa vibrare le IRGC: i ribelli devono essere ricacciati al loro posto, ha detto il capo supremo, mentre (messaggio moderato) ammette che c'è qualche guaio economico. Ma sa bene che non si tratta più di questo: la folla grida "morte a Khamenei", il cambio di regime è all'ordine del giorno; alle dimostrazioni partecipano tutti, non solo studenti o solo donne, tutti sono per strada, di ogni sesso, età e classe sociale. Adesso Trump non parla di Iran, ma è in pista, e Maduro non occupa tutto l'orizzonte: sta costruendo, piaccia o meno, una nuova dottrina Monroe per cui i pericoli si affrontano e non si scansano.

Author: redazione@ilgiornale-web.it (Fiamma Nirenstein)


Published at: 2026-01-05 04:00:03

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