Di questi, almeno 104 sono morti in contesti di conflitto armato e Israele è ritenuto responsabile di due terzi – “quasi il 70% – delle uccisioni: le Israel Defense Forces , sottolinea l’ong, hanno compiuto “più uccisioni mirate di giornalisti di qualsiasi altra forza militare governativa mai documentata dal CPJ” in 30 anni. Tra i casi più noti compaiono storie di corrispondenti e fotoreporter locali: Mariam Abu Dagga, 33 anni, freelance, è stata uccisa il 25 agosto 2025 durante un bombardamento sull’ospedale Nasser di Khan Younis insieme ad altri colleghi; Moaz Abu Taha, anch’egli freelance, è morto nello stesso attacco mentre documentava la crisi umanitaria; Ahmed Abu Aziz, collaboratore di Middle East Eye e Quds News Network, e Anas al‑Sharif di Al Jazeera sono stati uccisi il 10 agosto vicino all’Al-Shifa Hospital mentre cercavano di raccontare gli effetti dei bombardamenti sulla popolazione civile. In Ucraina almeno 4 reporter sono stati uccisi da droni mentre coprivano il conflitto con la Russia – il numero più alto dall’inizio dell’invasione su larga scala da parte delle forze di Mosca nel 2022 -, e in Sudan nove operatori dei media hanno perso la vita nel contesto della guerra civile.
Author: Redazione Esteri
Published at: 2026-02-25 12:33:15
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