Sfida perché questa attrice prova sempre a misurarsi da sola con personaggi e testi non facili, in cui il femminile ha una valenza precisa e di impegno, come quando è alle prese con i versi di grandi poetesse (Dickinson, Plath, Rosselli) o con figure che vanno dalla Antoinette de 'Il ballo' della Nemirovsky a 'Resurrexit Cassandra' sempre di Cappuccio e con una bella regia di Jan Fabre. In questo lavoro c'è un prezioso gioiello di famiglia con al centro la figura di un gattopardo che la Beatrice Tasca Filangeri di Cutò, principessa di Lampedusa, passa come un testimone alla giovane, non nobile Eugenia per pagarle indipendenza e studi, che rimanda al romanzo che scriverà il figlio Giuseppe e assieme evidenzia quel passaggio da un'epoca che finisce sotto i bombardamenti alleati a quella che sorgerà dopo la guerra. La principessa entra in scena come un'ombra, illuminata in controluce, poi prende a muoversi parlando di suoi luoghi di un tempo quasi danzando, salendo e scendendo dall'unico oggetto scenico, un'altalena, che è emblematico luogo sospeso che va avanti e indietro (mi è tornata alla memoria eguale quella su cui Carlotta Barilli, anche lei ricordando, recitava l'Amazzone e lo Spirito della poesia nel testo teatrale su Ugo Foscolo di Carlo Emilio Gadda nel 1966 con regia di Sandro Rossi).
Published at: 2026-02-11 16:02:53
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