I migliori testimonial della riforma che prevede separazione delle carriere, due Csm per pm e giudici e Alta Corte disciplinare sono quelli che fino a ieri si battevano il petto in tv a dire che era la cosa giusta da fare di fronte a un autogoverno della magistratura che agisce in autotutela e protegge il Sistema denunciato da Luca Palamara. I cascami del caso Palamara avevano fatto infuriare il Quirinale, che il 21 giugno 2019 diceva: "Il coacervo di manovre nascoste, di tentativi di screditare altri magistrati, di millantata influenza, di pretesa di orientare inchieste e condizionare gli eventi, di convinzione di poter manovrare i Csm, di indebita partecipazione di esponenti di un diverso potere dello stato, si manifesta in totale contrapposizione con i doveri basilari dell'ordine giudiziario". Alle "logiche spartitorie" M5s non era certo estraneo, se ne accorse il pm Antonino Di Matteo, trombato al Dap da Bonafede prima di andare al Csm per dinamiche correntizie: "Lo dissi, lo ridirei e lo affermo anche oggi: privilegiare il criterio dell'appartenenza a una corrente o a una cordata è simile al metodo mafioso".
Author: redazione@ilgiornale-web.it (Felice Manti)
Published at: 2026-03-22 11:00:02
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