Nella canzone Per la morte di Giuseppe Verdi, accolta nel 1904 in Elettra, sono tutte le ragioni di quella mitologia popolare: universalismo: ‘Pianse ed amò per tutti’; terrestrità: ‘ci nutrimmo di lui come del pane’; sapore terragno: ‘nato dalla zolla, / dalla madre dei buoi / forti’; patriottismo: ‘La melodia suprema della patria’, oracolo minaccioso: ‘congiunto / in terra avea con la virtù de’ suoni / tutti gli spirti per la santa guerra’.” È questo quel residuo elementare, che percorre l’opera verdiana, fino alla fine che più tardi Alberto Moravia tentò di enucleare come “volgarità”: affrettandosi ad aggiungere ch’essa “altro non è se non la permanenza, in quel contesto nazionale e sociale, di valori vetusti, di stabili codici morali, che si possono far risalire addirittura al Rinascimento”. Dalla spinta giovanile di Nabucco e I Lombardi fino alla lucidità crepuscolare di Falstaff, il suo percorso è quello di un compositore che non smette di mettere in discussione il proprio linguaggio.
Author: Adriano Ercolani
Published at: 2026-01-27 16:45:07
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