Grazie ai proclami dalla Casa Bianca del sovrano folle, assecondato da cortigiani europei ammutoliti nel servilismo, si è tornati parlare di un soggetto che sembrava destinato all’oblio definitivo: la rivoluzione, che oggi viene segnalata impazzare un po’ dovunque; dall’America trumpiana all’intero pianeta nel dopo globalizzazione, dall’Unione europea orfana di partnership protettive all’Italia meloniana, allineata sul progetto di liquidare refendariamente la democrazia che ispeziona il comando modello Montesquieu. L’idea semplicistica che la vicenda umana avesse raggiunto il proprio compimento post-storico da quando il politologo Francis Fukuyama sostenne in un libro, molto strombazzato dagli aedi del pensiero pensabile, che esisterebbe una sola strada per raggiungere la verità storica: l’inevitabile imporsi dei principi razionali dell’efficienza economica, trasformando il crollo dell’Unione Sovietica nell’Armageddon della ricerca di vie “altre” rispetto al capitalismo di mercato in via di finanziarizzazione. Di certo il ruolo della battaglia di Stalingrado nella sconfitta del nazismo; oltre alla creazione dei contrappesi politico/psicologici che favorirono il varo del compromesso keynesiano, tradotto nel 1929 in New Deal e nel secondo dopoguerra in Welfare State (magari – aggiungiamo noi – le condizioni di una Costituzione che al suo articolo uno dichiara l’Italia una repubblica fondata sul lavoro).
Author: Pierfranco Pellizzetti
Published at: 2026-02-25 07:00:14
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