Lo sciopero, indetto «contro il riarmo e la guerra», ha riguardato circa venti tra i i porti più importanti del Mediterraneo e, come spiegano i promotori, è il risultato di un coordinamento a livello europeo tra i collettivi portuali. A finire nel mirino dei collettivi è anche Israele e i cortei sono avvenuti «per bloccare - questo affermano - tutte le spedizioni di armi dai nostri porti verso il genocidio in Palestina e verso qualsiasi altra zona di guerra, e per chiedere un embargo commerciale su Israele da parte dei governi e delle istituzioni locali». Non potevano mancare le sponde politiche a sinistra e, se Potere al Popolo ha aderito allo sciopero, il Movimento Cinque Stelle in un comunicato dei parlamentari delle commissioni Esteri, Difesa e Lavoro di Camera e Senato si è detto «a fianco di chi dice no alla militarizzazione dei porti, no all'uso dei nostri porti per alimentare guerre e genocidi» esprimendo «solidarietà ai portuali che oggi scendono in piazza per chiedere lo stop delle spedizioni dai porti italiani di armi verso Israele e verso qualsiasi altra zona di guerra e per denunciare i piani di militarizzazione degli scali portuali».
Author: redazione@ilgiornale-web.it (Francesco Giubilei)
Published at: 2026-02-07 05:45:09
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