La casa editrice Kodansha e il gruppo Bandai sentono odore di soldi veri e premono affinché Otomo si metta al lavoro su qualcosa di nuovo: ci vogliono sette anni, diversi cambi di rotta e un manciata di altri piccoli progettini nel mezzo, ma alla fine ecco Memories, un film a episodi a carattere più o meno fantascientifico, praticamente un Ai confini della realtà anime, che Otomo produce, supervisiona e parzialmente dirige. Proprio in virtù della possibilità di girarsi i festival e far trionfare il made in Japan nel mondo, Memories è pagato in grossa parte con fondi statali e si traduce in uno spudorato show-off in cui Otomo e un gruppo di artisti a lui affini flexano a più non posso mettendo in campo tutta la bravura e lo sperimentalismo di cui sono capaci, senza alcuna pretesa di farci dei soldi (e, fidatevi, non ne faranno). Ma la cosa che colpisce di più, vedendolo oggi, è quanto assomigli a Cowboy Bebop, che uscirà solo un paio d’anni dopo e ha in comune più di qualche autore: lo spiazzante connubio tra ambientazione spaziale e musica jazz, l’estetica retrofuturista, il gusto citazionista che mischia i generi e i toni e quella malinconia di fondo che caratterizzeranno l’anime di Watanabe, sono già tutti in Magnetic Rose.
Author: Quantum Tarantino
Published at: 2026-01-12 06:00:21
Still want to read the full version? Full article