La principale è la sua scelta di abbandonare di fatto la storica alleanza con l'Europa per perseguire una politica neo imperiale che prevede la divisione del mondo in sfere d'influenza con altri due imperi: la Cina e la Russia. Zelensky però ha imparato la lezione del 28 febbraio scorso, quando fu bullizzato da Trump e Vance alla Casa Bianca: sa che deve muoversi in un contesto diabolico, tenendo conto che l'ego di Trump è smisurato e che la sua ambizione è di apporre la sua firma sotto un trattato di pace quale che sia, per poi potersene vantare e rivendicare per sé quel Nobel per la Pace che tuttora non sopporta che sia stato attribuito a Barack Obama e non a lui. Deve dunque ringraziare Trump a ogni pié sospinto (peraltro in parte ancora a ragione, visto che senza l'intelligence Usa l'Ucraina sarebbe rovinata), ripetere che anche lui crede davvero che la pace sia dietro l'angolo e incontrare inviati americani come Steve Witkoff, la cui incompetenza e partigianeria pro Russia è pari solo alla determinazione con cui il suo compagno di missioni Jared Kushner genero di Trump persegue obiettivi di business con ampi risvolti privati nella Russia di Putin.
Author: redazione@ilgiornale-web.it (Roberto Fabbri)
Published at: 2025-12-30 04:00:02
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