La foresta di luce e buio di Mercè Rodoreda

La foresta di luce e buio di Mercè Rodoreda


«Un romanzo si fa con molte intuizioni, una certa dose di imponderabilità, con agonie e risurrezioni dell’anima, esaltazioni, delusioni, riserve di memoria involontaria… è tutta un’alchimia» scriveva Mercè Rodoreda (1908 – 1983), da molti ormai considerata la più importante tra le scrittrici e gli scrittori catalani del secolo scorso, nel prologo a uno dei suoi capolavori, forse il suo romanzo più ambizioso: Specchio infranto (traduzione di Giuseppe Tavani, La nuova frontiera, pagg, 312, euro 17,50). Ricostruire l’immaginario letterario dell’autrice, quel confuso accatastarsi di esperienze, idee, ricordi, sensazioni, illuminazioni che hanno inseminato la sua scrittura, è ciò che ha cercato di fare la critica e saggista Neus Penalba, curatrice di un’originale mostra a lei dedicata, «Rodoreda, un bosque» (una foresta), in corso al Cccb, il Centro di cultura contemporanea di Barcellona. Un’autrice riscoperta da una nuova generazione di artisti e registi che trovano in lei un modo per interpretare il presente, per parlare del ritorno dei fascismi e dei conflitti, ma anche dell’Antropocene, con il suo lavorare alla fusione tra essere umano e natura» (il desiderio di trasformarsi in albero, fiore, pesce, anfibio, o nel vento o nell’acqua che scorre, secondo la curatrice, sarebbe un modo per rappresentare l’esilio, cui fu costretta).

Author: di Lara Ricci


Published at: 2026-01-13 10:38:17

Still want to read the full version? Full article