Iran, le proteste contro il regime proseguono ma il fronte dissidente ha obiettivi diversi. E si teme l’ingerenza straniera

Iran, le proteste contro il regime proseguono ma il fronte dissidente ha obiettivi diversi. E si teme l’ingerenza straniera


Tuttavia nelle regioni a maggioranza curda, baluci, araba, azera e Lur, la repressione delle forze armate finora è stata paradossalmente più dura – stimolando estesi scioperi nel Kurdistan stesso e nel Lorestan, ma anche episodi di guerriglia armata nelle città di Kermanshah e Ilam, con un certo numero di poliziotti uccisi -, mentre i consistenti moti popolari in città come Teheran e Mashhad hanno fatto i conti molto meno con la violenza statale, in qualche caso potendo sconfinare anche nelle azioni violente contro fermate della metro, autobus, mausolei, vetture della polizia e quant’altro, stigmatizzate dallo stesso Khamenei. Le “madri di park Laleh” (un parco di Teheran, ndr), storico gruppo di genitori di attivisti arrestati o uccisi dalla violenza statale nel corso degli anni, hanno rilasciato una dichiarazione nella quale collegano le attuali proteste agli altri cicli dell’ultimo decennio, condannando le ulteriori uccisioni, chiedendo il rilascio dei prigionieri politici ma avvertendo sul rischio che un intervento straniero possa trasformare il paese in un nuovo Iraq; i collettivi di studenti delle più importanti università del paese, come la Shahid Beheshti, Tarbiat Modarres e Allameh Tabatabai, ne ha rilasciata nelle stesse ore un’altra, incentrata su rigetto simultaneo del sistema attuale, di un ritorno della monarchia o di un ruolo futuro del Mek di Mariam Rajavi; i gruppi organizzati dei lavoratori e dei pensionati hanno dato a loro volta pieno appoggio alle proteste, definendo la crisi “strutturale” ed insistendo sulla necessità che esse siano guidate dai lavoratori; l’associazione degli scrittori, così come un gruppo di 17 famosi attivisti iraniani – tra cui Narges Mohammadi – hanno sottolineato la natura non solo economica ma anche politica della protesta, anche loro mettendo in guardia da nocivi interventi stranieri, dal rischio di appropriazione esterna, ma affermando anche che il percorso verso un Iran democratico non possa che passare per la “normalizzazione delle relazioni estere”. Decine di diversi attori sociali si stanno mobilitando, da un lato ribadendo il rigetto dei tentativi di interferenza straniera e dall’altro chiarendo per l’ennesima volta come la questione ineludibile sia la fine o la trasformazione del progetto del 1979: non solo da un punto di vista (geo)politico, come ricorda Mehran Haghirian, a margine di un anno di plateale indebolimento dell’ “Asse della Resistenza” – non più in grado di barattare con la società il proprio autoritarismo per una postura antagonista che dissuada da minacce esterne – ma anche da un punto di vista prettamente istituzionale.

Author: Lorenzo Forlani


Published at: 2026-01-10 08:14:44

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