Un altro segnale, più importante, si può intravedere nelle nebbie che aleggiano sulle misteriose esplosioni avvenute ieri in Iran, la prima al porto di Bandar Abbas, che affaccia sullo Stretto di Hormuz, la seconda presso la città di Ahvaz, situata al confine con l’Iraq: cinque i morti e decine di feriti. Peraltro, il suo lavoro al Guardian è stato finanziato dalla “Humanity United, fondata dal miliardario del settore tecnologico Pierre Omidyar e da sua moglie Pam”, una Ong che ha collaborato “con agenzie di intelligence statunitensi come USAID e National Endowment for Democracy per promuovere vari cambi di regime, dall’Ucraina alle Filippine” e dato vita a campagne anti-Fake per “sopprimere i punti di vista anti-establishment”. L’altro punto sorgivo della Fake delle 30mila vittime della repressione iraniana è stato il Time, che per raccontare al mondo questa bufala si è affidato alla penna di Kay Armin Serjoie il quale, guardacaso, è “uno stretto collaboratore e lobbista del sedicente ‘Principe Ereditario’ Reza Pahlavi”, figlio dell’ex scià dell’Iran, sul quale Israele ha puntato le sue fiches per l’Iran del dopo-bombe (vedi Haaretz).
Author: davide
Published at: 2026-02-02 17:07:53
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