"In un campo di concentramento sarò Eva Braun"

"In un campo di concentramento sarò Eva Braun"


Da lì, dalla Shellingstrasse 33, comincia la mia peregrinazione tra le immagini della propaganda di Goebbels e le opere delle artiste e degli artisti surrealisti: clip di film come “Un Chien Andalou” di Luis Buñuel e Salvador Dalì e immagini che si alternano tra la mostra dell’“Arte Degenerata” (Monaco 1937), l’analisi dell’estetica fascista di Fabio Mauri e “Balkan Baroque”, la performance nella quale Marina Abramovic alla Biennale di Venezia del 1997 spazzola una montagna di ossa bovine come rito di purificazione e sigillo delle guerre balcaniche. La polarizzazione sviluppatasi in epoca pandemica, l’individuazione su scala geopolitica del “nemico unico”, la politica trumpiana della Colt fumante e la legittimazione di metodi autoritari, sempre più violenti - compresa la necessità di un riarmo globale con investimenti che vanno a scapito del welfare - hanno creato un contesto che ricorda, in modi diversi, la lingua del Terzo Reich o, per dirla con Viktor Klemperer, la Lingua Tertii Imperii. Dopo la tappa di Milano, lo spettacolo proseguirà in altre città italiane e anche in Germania, in un ex campo di concentramento: che significato assume portare questa performance in un luogo così carico di storia e memoria?

Author: redazione@ilgiornale-web.it (Mimmo Di Marzio)


Published at: 2026-02-24 22:27:09

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