In teoria la chiusura di tutte le centrali a carbone ancora attive era prevista per il 31 dicembre 2025: la data era contenuta nel Piano nazionale integrato per l’energia e il clima (PNIEC), approvato dal governo di Giuseppe Conte nel 2020 per rispettare gli obiettivi europei di decarbonizzazione, cioè il passaggio a sistemi produzione dell’energia meno inquinanti del carbone. Dopo l’approvazione del PNIEC, l’azienda chiuse subito l’impianto veneziano di Fusina e quello di La Spezia, e cominciò a ridurre la produzione di energia elettrica a Brindisi e a Civitavecchia, che dal punto di vista economico erano già in perdita. Molto in breve, gli ETS prevedono che alle aziende responsabili di ingenti emissioni di gas serra ne sia concessa una certa quota annua, che diminuisce nel tempo in linea con gli obiettivi di riduzione delle emissioni: in caso di superamento della propria quota, le aziende devono acquistarne di aggiuntive da altre aziende dello stesso paese che hanno emesso meno del previsto grazie ad ammodernamenti per la riduzione dell’impatto ambientale.
Published at: 2026-03-30 12:21:39
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