In Iran è scontro tra un governo imperialista, uno neofascista e uno islamista. Ma la vittima è una sola

In Iran è scontro tra un governo imperialista, uno neofascista e uno islamista. Ma la vittima è una sola


Tuttavia, non è nemmeno possibile auspicarsi la tenuta della Repubblica islamica, che resta il regime criminale contro cui una maggioranza di cittadini inermi (intorno al 78% si dichiaravano ostili al regime) ha marciato tra il 6 e il 9 gennaio: non tanto per protestare ancora una volta contro l’imposta islamizzazione della società, che pure risulta odiosa ad una società che ha una lunga tradizione secolare antecedente, ma contro il degrado delle loro condizioni di vita e la spoliazione sistematica delle risorse del paese da parte del regime (ayatollah e Pasdaran) per scopi privati o per alimentare l’arsenale di guerra contro il “grande” e il “piccolo Satana”. In sintesi, attraverso una sommaria analisi del discorso condotto nei tre Paesi a beneficio delle rispettive opinioni pubbliche, si potrebbe dedurre che l’Iran pensi che l’Islam politico sciita, di cui è guida, prima o poi trionferà su propri nemici e s’imporrà com’è stato per il Profeta; Israele pensa lo stesso ma all’interno di un immaginario referenziale biblico, e gli Usa di Trump pensano solo di poter infliggere una pesante lezione “alla venezuelana” ad un Paese che non si è piegato ai loro diktat. Tutto questo nella paralisi dell’Europa, a cui non basta sfilarsi dalla guerra ingiusta e avventata di Israele e Stati Uniti, ma che dovrebbe anche assumere un ruolo propositivo, indicando come porre fine agli opachi investimenti dei Pasdaran nella Ue, capaci di aggirare le sanzioni, come controbilanciare gli Usa di Trump in una Nato sempre più svuotata di senso, come arginare un Paese come Israele, ormai in preda ad un espansionismo tossico ai danni di tutti i propri vicini e – perché no?

Author: Diwan


Published at: 2026-03-20 14:10:29

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