Il voto al referendum ha rimescolato un po’ tutto

Il voto al referendum ha rimescolato un po’ tutto


E invece gli elettori progressisti hanno seguito in modo abbastanza fedele la linea indicata dai leader dei partiti di riferimento, nonostante la diserzione di pezzi di apparato di sinistra abbia avuto molta visibilità (perfino Giorgia Meloni ne ha pubblicizzato le iniziative), e nonostante alcuni partiti di centrosinistra (Italia Viva di Matteo Renzi, e +Europa di Riccardo Magi e Benedetto Della Vedova) abbiano tenuto atteggiamenti ambigui nei confronti della riforma della magistratura. In questo senso, più nel complesso, sembra aver avuto un ruolo anche la ricorrente volontà di una larga fetta di elettorato italiano – specie quello concentrato al Centrosud e nelle città medio-piccole – di utilizzare il proprio voto come mezzo di protesta generalizzata e magari indistinta: da ormai 15 anni, dalla fine del bipolarismo netto tra centrodestra berlusconiano e centrosinistra, ciclicamente c’è un consistente numero di persone che, in modo apparentemente incoerente, sostiene con grande entusiasmo il leader che sembra essere il più autorevole, simpatico o carismatico (Matteo Renzi prima, Luigi Di Maio poi, quindi Matteo Salvini e infine Meloni), ma con altrettanta nettezza decide poi di punirlo quando le cose per quel leader si mettono male. Non a caso, durante la campagna referendaria Fratelli d’Italia ha favorito l’esposizione mediatica di Antonio Di Pietro: il magistrato molisano che nell’immaginario collettivo è ancora un simbolo di Mani Pulite, l’indagine sulla corruzione trasversale nella politica italiana che tra il 1992 e il 1994 portò al collasso del sistema di potere e dei partiti che era durato per quasi cinquant’anni.


Published at: 2026-03-24 14:07:18

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