Il ritorno scorretto di Franz Zazzi è un toccasana contro il buonismo

Il ritorno scorretto di Franz Zazzi è un toccasana contro il buonismo


è un romanzo che non è un romanzo, non solo per le dimensioni (sono poco più di 150 pagine) ma soprattutto per la forma: non c’è struttura, non c’è trama, non ci sono capitoli né personaggi. La debordante narrazione va da quando in una cella di San Vittore Zazzi si è accorto di esser diventato protagonista di un romanzo scritto dall’amico Attila, detto «Pè» (vale a dire Il paese delle meraviglie), sino al presente, che lo coglie invecchiato, imbolsito e in parte pacificato in un’isoletta delle Egadi, dove accompagna in mare i turisti a bordo della sua imbarcazione battezzata Eva B.. Ci si è messo il mondo intero contro il Führer, si sappia, il mondo intero, altrimenti col cazzo che lo sconfiggevano: tutta colpa di quel verme di Badoglio, tra l’altro, che stava capo di Stato Maggiore del Regio Esercito quando Sepp Dietrich e quegli splendidi ragazzoni della prima divisione panzer delle Ss, la Leibstandarte Ss Adolf Hitler, sono dovuti intervenire per toglierci le castagne dal fuoco in Grecia, perché se i tedeschi avessero potuto attaccare la Russia come prestabilito ai primi di maggio del 1941 anziché il 22 di giugno, per cui con le truppe corazzate del generale Hoth prendevano Mosca prima dell’inverno, quella cazzo di guerra ti dico la vincevamo, porca troia non so se ti rendi conto, scrivilo a caratteri cubitali, LA GUERRA LA VINCEVAMO».

Author: redazione@ilgiornale-web.it (Giorgio Ballario)


Published at: 2026-03-22 04:59:44

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