Chiusa la Porta Santa, e senza più la pletora degli appuntamenti giubilari, Leone XIV può dedicarsi ai grandi obiettivi del suo governo: il rilancio della curia nel suo ruolo di istituzione-guida di una realtà molto variegata comprendente un miliardo e quattrocento milioni di fedeli, la razionalizzazione delle riforme di papa Francesco, la ricucitura delle spaccature prodottesi durante la lunga guerra civile scatenata dagli ultraconservatori anti-Bergoglio, l’impegno a far sì che il cattolicesimo mantenga una capacità “attrattiva” (copyright Benedetto XIV) in un mondo in rapidissima trasformazione tecnologica, sociale e culturale. Lo stesso vale per le tematiche relative a “Sinodo e sinodalità”, termini certamente ostici per l’uomo della strada ma che esprimono l’esigenza di trasformare la Chiesa cattolica da organismo centralizzato di tipo autoritario, quasi militaresco, in una comunità in cui decisioni e indirizzi e governo non vengono affidati esclusivamente a papi-monarchi e vescovi-principi ma sono frutto di un impegno comunitario a cui partecipano tutte le componenti del “popolo di Dio”: sacerdoti e religiosi, diaconi e laici, uomini e donne. Che papa Leone imposti il suo pontificato su questo progetto, destinato a culminare nel 2028 (come auspicava Francesco) in una Assemblea ecclesiale mondiale è il segno più evidente della sconfitta in conclave delle forze conservatrici, che oggi annaspano in mancanza di valide idee-guida e di “rimproveri” da poter scagliare contro Leone, che nel suo agire rivela una forte spiritualità, un forte senso delle istituzioni, un forte desiderio di lavoro collegiale superando polarizzazioni.
Author: Marco Politi
Published at: 2026-01-18 06:30:09
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