Si susseguono dichiarazioni belliciste sempre più minacciose a destra e a manca: quella del capo di stato maggiore inglese Richard John Knighton, che – per non essere da meno di quello francese che aveva già avvisato i sindaci – avvisa le famiglie britanniche di “essere pronte a mandare i loro figli in guerra contro la Russia”; o del solito Mark Rutte per il quale dobbiamo essere “pronti alla guerra come quella dei nostri nonni”, e alle contestuali abnormi spese per i riarmi nazionali dei paesi europei – benedetti anche dal presidente Mattarella, che pur essendo il garante della Costituzione che ripudia la guerra ne indica la necessità, seppur “impopolare”. Contro le obsolete accuse di simpatia per nemico e relative censure, contro il sentimento di rassegnazione che si sta diffondendo tra alcuni, contro il meccanismo di difesa della rimozione del pericolo che prevale tra altri, contro la paura di essere chiamati in prima persona in guerra che attraversa molti giovani, è necessario diventare tutte e tutti attivisti di pace, con i mezzi della nonviolenza: è l’unica strada che ci può salvare. Inoltre aggiunge: “Alle nuove sfide pare si voglia rispondere, oltre che con l’enorme sforzo economico per il riarmo, con un riallineamento delle politiche educative: invece di una cultura della memoria, che custodisca le consapevolezze maturate nel Novecento e non ne dimentichi i milioni di vittime, si promuovono campagne di comunicazione e programmi educativi, in scuole e università, così come nei media, che diffondono la percezione di minacce e trasmettono una nozione meramente armata di difesa e di sicurezza”.
Author: Pasquale Pugliese
Published at: 2025-12-29 16:20:57
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