Chi sono lo raccontano anzitutto i punti di vista storici della collezione, acrobatici nei controcampi, e così, accanto al dagherrotipo che ritrae nel 1846 il matrimonio di una coppia mista del Suriname, e poi a due donne che danzano per strada ad Amsterdam, istantanea di Johannes Rombouts del 1888, e all’autoritratto di Katharina Behrend, nuda davanti all’obiettivo nel 1908, e ancora, in crescendo, accanto ai collage di Paul Citroen del 1923 e all’astratto di un grammofono in movimento di Paul Schuitema del 1929, compare, a firma di Piet Zward nel 1933, il volto di Anton de Kom, scrittore surinamese anti coloniale, in Olanda nel 1921, combattente in varie organizzazioni di sinistra e votato a far entrare nella storiografia ufficiale dei Paesi Bassi anche un onesto capitolo sullo schiavismo. Si risalgono gli anni e compaiono altri capitoli, fondamentali perché complementari a definire un’ipotesi di identità, e sono per esempio le immagini di Ed van der Elsken a Parigi, cantore della generazione perduta di Saint Germain nel dopoguerra, e a specchio sono i punk nichilisti in posa per Max Natkiel al Paradiso di Amsterdam nel 1981. di Viviane Sassen, del 2007, e saliamo al secondo e terzo piano dove, aperti sul ballatoio e protetti da grandi finestre interne, si affacciano gli archivi dei negativi e i laboratori di restauro – gli interventi sono in diretta e il pubblico può seguirli - per ricordare la fragilità e la preziosità insieme della materia fotografica.
Author: di Laura Leonelli
Published at: 2026-02-15 06:32:02
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