Intitolata 'Il poeta e la città' e curata dallo storico Michele Servadio, che a Giangiacomi ha dedicato anche in libro, l'iniziativa intende anche riportare alla luce il lavoro di un'artista del novecento oggi dimenticato, ma considerato insieme a Duilio Scandali e Francesco Scarabicchi, tra i più influenti poeti anconetani del XX secolo. A quel periodo risalgono i suoi primi sonetti, dati alle stampe nel 1901 con il titolo di 'Avemarie e tramonti', cui si affiancarono ben presto le prime composizioni in vernacolo, registro linguistico che consentiva a Giangiacomi di potersi rivolgere con maggiore naturalezza a quel variopinto mondo popolare in cui era cresciuto e che rappresentava il suo pubblico d'elezione. Ferito al fronte durante la guerra del 15-18, tornò ad Ancona dove divenne direttore della Biblioteca comunale e l'intellettuale più influente della città, continuando a pubblicare opere fino a pochi anni prima della morte, tra cui l'ultima 'Storie e sturiele', accompagnata da un saggio intitolato 'Il vernacolo anconitano' in cui spiegava l'origine e l'importanza della forma dialettale all'interno del panorama poetico nazionale.
Published at: 2026-03-25 13:58:11
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