Il liberale Giovanni Amendola. Una storia esemplare di come fallì l'antifascismo

Il liberale Giovanni Amendola. Una storia esemplare di come fallì l'antifascismo


Soffici andò dunque da Amendola perché, come per Mussolini, lo conosceva da prima della guerra e in maniera ancora più profonda: anche qui, erano coetanei, erano entrambi stati vociani, facevano entrambi parte di quell'humus irrazionalista e antipositivista d'inizio secolo, potevano entrambi definirsi nazionalisti, antidemocratici e interventisti Si muovevano insomma su un terreno ideale comune, avevano fatto le stesse letture, erano entrambi estranei e avversari di quel mondo genericamente marxista e/o socialista figliato dalla Rivoluzione dell'89 In breve, il conservatorismo di Amendola aveva più punti in comune con il fascismo di Soffici di quanti non ne avesse con il liberalismo di Giolitti, con il riformismo di Turati o il comunismo di Gramsci La seconda, di un anno dopo, più complessa, è un'esaltazione della guerra: "Gli uomini preferiscono i mali della lotta e il rischio e il dolore, ed anche la morte a quello stato di pace in cui tutta la vita fosse ordinata da motivi economici e regolata saggiamente in base al tornaconto() e di questo c'è da rallegrarsi". C'era in lui una sorta di primato della volontà come capacità di dominarsi, di non cedere, testimonianza di fede, che è alla base di ciò che verrà poi chiamato l'Aventino, una specie di opposizione morale e non parlamentare su cui non ci soffermeremo per mancanza di spazio e che però venne criticata all'interno dello stesso fronte antifascista e da antifascisti altrettanto intransigenti quali Piero Gobetti, che del resto gli imputava "un istinto assolutamente conservatore"

Author: redazione@ilgiornale-web.it (Stenio Solinas)


Published at: 2026-02-21 04:00:02

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