Gli ultimi due anni hanno confermato che “il diritto internazionale conta fino a un certo punto” quando si tratta dello stato di Israele: che ha ignorato tre serie di ordini cautelari della Corte internazionale di giustizia, la quale sta valutando se sia stato commesso il crimine di genocidio nei confronti della popolazione palestinese della Striscia di Gaza; che prosegue a costruire insediamenti e a riempirli di coloni violenti in Cisgiordania nonostante tutto ciò sia illegale; che, riguardo al tema di cui si parlava a Porta a porta, ha illegalmente bloccato aiuti umanitari in acque internazionali (e sarebbe tutto da discutere se quelle più vicine alla costa della Striscia di Gaza siano veramente acque israeliane: chi lo sostiene conferma, magari senza accorgersene, che quel territorio è occupato, ovviamente in modo illegale). Del resto, è proprio a partire dal mandato d’arresto emesso dalla Corte penale internazionale nei confronti del primo ministro israeliano Netanyahu che è iniziata la narrazione del “conta fino a un certo punto”: in questo caso, il soggetto è la giustizia internazionale. Quando, dopo il vertice di quest’estate in Alaska, il governo italiano cercava di avere un ruolo nei negoziati per porre fine alla guerra di aggressione della Russia contro l’Ucraina, magari ospitando un vertice, l’autore degli ‘ipse dixit’ del 2025 ha affermato “Ma c’è il problema della Corte penale internazionale”, ossia il mandato di cattura emesso dalla Corte penale internazionale nei confronti del presidente russo Putin.
Author: Riccardo Noury
Published at: 2025-12-29 06:45:08
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