Il combattimento ‘per gioco’ a Magicland rende accettabile ai bambini l’idea di prepararsi alla guerra

Il combattimento ‘per gioco’ a Magicland rende accettabile ai bambini l’idea di prepararsi alla guerra


Oggi, in un contesto globale di dilagante bellicismo, mentre vediamo violente scene di guerra urbana provenienti da Minneapolis dove bande armate presidenziali rapiscono ed uccidono civili – riproponendo nel cuore degli Stati Uniti lo schema dell’esercito israeliano a Gaza e in Cisgiordania – abbiamo scoperto che nel parco giochi di Magicland di Valmontone, autodefinito “la scuola senza pareti più grande d’Italia”, sono previsti a maggio gli School Days rivolti a classi dalle scuole dell’infanzia alle superiori, che prevedono, tra le altre attività gestite da esercito e forze dell’ordine, anche un’esperienza di “metodo di combattimento militare”, a cura della Scuola di Fanteria, la cui immagine promozionale nel catalogo sembra provenire direttamente da Minneapolis o da Gaza. Tutto questo in un parco giochi, luogo per definizione dell’intrattenimento civile, dove saranno portati scolari e studenti di scuole che dovrebbero essere palestra di pensiero critico, di esercizio di dialogo, di costruzione di relazioni disarmate. A questo scopo, già negli anni 60 del Novecento, Aldo Capitini, occupandosi dello stato dell’insegnamento dell’educazione civica nella scuola italiana, scriveva dell’esigenza di promuovere una nuova educazione, portatrice di “un metodo nelle lotte che non sia di distruzione: il metodo nonviolento, diffuso e insegnato dappertutto”, capace di “portare al massimo orizzonte possibile l’educazione alla comprensione e collaborazione internazionale”, al fine di muovere “anche l’animo a sentire l’unità con tutti” (L’educazione civica nella scuola e nella vita sociale, 1964).

Author: Pasquale Pugliese


Published at: 2026-01-28 14:14:59

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