Penso che la divisione delle carriere ci sia già, è tutto un trucco", tuona ai microfoni di quel rompiscatole di Klaus Davi il boss di 'ndrangheta Demetrio Latella, condannato all'ergastolo un pugno di giorni fa dal tribunale di Como per il sequestro e l'omicidio di Cristina Mazzotti, una delle prime vittime dell'Anonima sequestri calabrese, sequestrata a Eupilio (Como) il 30 giugno del 1975 e ritrovata morta il primo settembre successivo in una discarica di Galliate (Novara). Oltre all'endorsement per il "No" che sembra preso dai proclami dell'Anm Latella consegna ai suoi una serie di messaggi cifrati sulla guerra di mafia a Milano negli anni Novanta ("Diciamo che l'ho fatta partire io"), la rivendicazione di altri omicidi ("Per quanti ne abbia ammazzati, sono stati sempre pochi, io non ho rimorsi tranne per la Mazzotti") e persino un pizzino ai calabresi "che mi hanno tradito, mi hanno messo nella mer... mentre io legavo con i siciliani". Fermato prima di imbarcarsi per la Calabria, Calabrò è anche finito (un po' tardi) nell'inchiesta sugli ultras e le curve di Milano e nel filone di Hydra - la presunta cupola mafia-camorra-ndrangheta scoperta dalla Dda di Milano - chiamato in causa dai pentiti Antonino Randisi e William Alfonso Cerbo detto Scarface perché "in una posizione sovraordinata" rispetto agli altri capimafia.In una delle ultime udienze, a sua discolpa, Calabrò ha anche avuto il coraggio di tirare per la giacchetta lo stesso Gratteri in un memoriale.
Author: redazione@ilgiornale-web.it (Felice Manti)
Published at: 2026-02-17 04:00:03
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