Il Nord non aveva alcuna intenzione di accettare un Sud non comunista e, dal momento tale concessione poteva essere imposta solo grazie a una vittoria militare e dal momento che gli Stati Uniti non potevano vincere senza una guerra totale e un’invasione, che non erano disposti a intraprendere, l’obiettivo bellico americano era precluso”. L’inizio dell’operazione militare che, allo sbarco fece precedere le bombe, “cominciata il 24 febbraio 1965, inizialmente era stata immaginata come un segnale diplomatico per far capire ai nordvietnamiti la loro determinazione e per avvertirli che la violenza si sarebbe incrementata, se Ho Chi Minh non avesse ‘ceduto’ […] Dopo le prime settimane di marzo del 1965, quando questo risultato non si concretizzò, ‘lo scopo della campagna iniziò a cambiare'”… Certo, al contrario di Trump, non si fece trascinare nella Guerra dei Sei giorni, aveva il Vietnam da gestire, ma fu decisivo, come ricorda Haaretz, nell’impedire che Israele restituisse i territori conquistati in quel conflitto ideando la formula “Terra in cambio di pace” (primo passo dell’espansione israeliana dopo la Nakba); e fu sotto la sua presidenza che gli States “divennero i più importanti fornitori di armi di Israele”.
Author: davide
Published at: 2026-03-31 14:40:38
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