I 100 anni del razzo che ci ha portato verso le stelle

I 100 anni del razzo che ci ha portato verso le stelle


Quel giorno, un professore di fisica di nome Robert Goddard aveva deciso di testare un’invenzione che gli era costata anni di lavoro: un piccolo razzo ribattezzato affettuosamente “Nell”, lungo come un braccio umano e alimentato – cosa inaudita per l’epoca – da propellente liquido. Una volta laureato si dedicò anima e corpo alla sua passione, lavorando all’ideazione di un motore che permettesse di superare i limiti dei razzi a propellente solido, che esistevano già da secoli ma non permettevano di regolare la spinta una volta lanciati, e risultavano inadatti ad un utilizzo extra-atmosferico per via di una densità energetica insufficiente per il sollevamento di carichi pesanti oltre la gravità planetaria. E nel 1920, il New York Times aveva dedicato un editoriale al lavoro di Goddard intitolato “Mette a dura prova la creduloneria”, in cui bollava come impossibile il lancio di un razzo fuori dall’atmosfera perché in assenza di ossigeno il propellente non avrebbe più avuto modo di bruciare, accusando il fisico di non conoscere neanche le basi della fisica che si insegnava al liceo (a sbagliare era ovviamente l’editorialista, perché i motori a propellente liquido trasportano il comburente, l’ossigeno liquido in questo caso, che viene mischiato al combustibile durante il funzionamento).

Author: Simone Valesini


Published at: 2026-03-16 14:19:00

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