A quelle assise societarie hanno partecipato, in proprio o attraverso i loro delegati, tutti i soci: la società maggioritaria e capogruppo Sef (49,2%), espressione del ramo della famiglia del fondatore che fa capo a Ulrico Carlo Hoepli e suddiviso tra i tre figli Giovanni, Matteo e Barbara che con le loro azioni proprie controllano direttamente e indirettamente i due terzi del capitale della casa editrice, e poi Giovanni Nava, uno dei due figli di Bianca Hoepli, che detiene il restante terzo del capitale. Che tra i due blocchi non corra buon sangue e lo scontro ormai sia al calor bianco, senza esclusione di colpi e con varie cause civili e penali ancora in corso, lo testimonia il verbale di quell’assemblea nel quale il delegato della società maggioritaria si rivolge a Giovanni Nava, presente come uditore, affermando che “sia stato proprio a causa dell’escalation di insubordinazione sua e dei suoi delegati che si è deciso di ammettere in assemblea un solo delegato” per socio “come prevede la legge, decisione supportata da pareri legali di autorevoli accademici”. Il bilancio veniva approvato con i due terzi dei voti del ramo della famiglia Hoepli e il voto contrario di Nava, con l’aggiunta che si stava “valutando la possibilità di convocare un’assemblea degli azionisti allo scopo di illustrare le possibili strategie future e di valutare l’assunzione di importanti decisioni al riguardo, in particolare ma non solo, alle business unit non particolarmente performanti o addirittura in perdita“.
Author: Nicola Borzi
Published at: 2026-02-11 17:36:14
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