Mentre ufficialmente il blocco parziale del canale interessa solo i paesi ostili – l’Iran ha già assegnato lasciapassare (o ha intenzione di farlo) a Thailandia, Malaysia, Bangladesh, Pakistan, Giappone e da ultimo, giovedì, alle Filippine – di fatto, tuttavia, il crollo delle spedizioni ha spinto Manila, Bangkok, Kuala Lumpur e altri governi asiatici ad attuare misure emergenziali, dalla settimana lavorativa di quattro giorni ai sussidi per il carburante fino ai divieti di esportazione di combustibili. A metà marzo, il ministero dell’Industria e dell’Informatica cinese, insieme ad altre agenzie governative, ha fissato l’obiettivo di ridurre il prezzo medio dell’idrogeno al di sotto dei 25 yuan (3,63 dollari) al chilo, nell’ambito di un programma che coinvolgerà settori come i trasporti e l’industria pesante al fine di raddoppiare il numero di veicoli a celle a combustibile (FCEV) rispetto allo scorso anno e di raggiungere quota 100 mila unità in cinque anni. Pochi giorni fa il presidente filippino Ferdinand Marcos ha aperto all’idea di ripristinare i negoziati con Pechino per condurre esplorazioni congiunte nel mar Cinese meridionale, il tratto di mare conteso dove secondo varie stime risiedono circa 11 miliardi di barili di petrolio e 5,3 mila miliardi di metri cubi di gas naturale.
Author: Alessandra Colarizi
Published at: 2026-04-05 07:03:12
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