Lo ha raccontato l'ex pm che rappresentò l'accusa al Maxi processo alla mafia Giuseppe Ayala, intervenendo a "Dentro il Maxiprocesso Memoria e tecnologia a 40 anni dall'inizio del processo alla mafia", evento organizzato da Addiopizzo Travel, in collaborazione con il tribunale di Palermo e la Rai, nell'aula bunker del carcere Ucciardone nell'ambito delle iniziative per il 40esimo anniversario della celebrazione dello storico atto di accusa a Cosa nostra. "Eravamo nel pieno della guerra che la mafia aveva dichiarato allo Stato uccidendo decine di magistrati e uomini delle istituzioni e Giovanni Falcone ebbe l'intuizione che si dovesse avere un approccio unitario nella lotta ai clan - ha proseguito- Poi arrivarono i primi pentiti: Buscetta, Contorno… E avemmo la sensazione che stava cambiando tutto. Nel 1986 tutta l'Italia conobbe Cosa nostra, un'organizzazione criminale che nega le libertà e deve la sua forza anche ad alleanze nell'ombra con pezzi dell'imprenditoria, delle professioni e dello Stato", ha detto il presidente del tribunale di Palermo Piergiorgio Morosini.
Published at: 2026-02-09 14:51:32
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