Chi ha frequentato il liceo parecchi anni fa (ma forse anche più di recente) in linea di massima è abituato a considerare la campagna di Giulio Cesare in Gallia, che allargò parecchio i possedimenti di Roma, come un’impresa gloriosa, oltre che naturalmente molto brillante sotto il profilo della strategia militare. Ma riuscì a supplire stringendo le alleanze giuste — in particolare il triumvirato con Gneo Pompeo e con il ricchissimo Marco Licinio Crasso — e intraprendendo in Gallia la guerra di conquista di cui si è detto, feroce quanto foriera di prestigio e di ingenti risorse economiche. In fondo, riflette Canfora, la parabola del conquistatore della Gallia fu l’espressione di un’epoca intensamente tormentata: «Se la sua carriera è racchiusa tra due congiure in mezzo alle quali c’è una interminabile guerra civile, questo percorso sanguinoso e violento raffigura adeguatamente la pena con cui la repubblica aristocratica e imperialista ha ceduto il passo, vendendo cara la pelle, al potere personale».
Author: ANTONIO CARIOTI
Published at: 2026-02-02 20:36:43
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