Fino a pochi anni fa erano 12: dal 2010 a oggi 5 vittime sono state identificate grazie a un lavoro interdisciplinare che integra antropologia forense - attraverso l'estrazione e la caratterizzazione molecolare del Dna degradato - e ricerca storico-documentale, in collaborazione con il Ris dei Carabinieri di Roma, l'Ufficio per la Tutela della cultura e della memoria della Difesa, il Museo storico della Liberazione di Roma, la Comunità Ebraica di Roma, l'Ambasciata tedesca, tutti i partner del progetto Virtual Biographical archive e le rappresentanze delle famiglie delle vittime. "Per proseguire il percorso di memoria pubblica e giustizia storica che negli ultimi anni si è arricchito anche grazie al contributo della storica Alessia Glielmi e la documentarista Michela Micocci - afferma - riteniamo necessario affiancare alla ricerca scientifica il contributo delle famiglie, sia attraverso la donazione volontaria di un campione biologico sia fornendo informazioni utili alla ricostruzione delle linee genealogiche. Se la guerra, con il suo carico di orrore, mira a distruggere e cancellare, l'impegno di restituire un'identità e una storia alle vittime ancora senza nome rappresenta una delle azioni più importanti per riaffermare le ragioni della vita, di ogni vita, che non può essere dimenticata".
Published at: 2026-03-20 09:24:43
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