Fortezze dello spirito. Sulle strade dei monaci che fecero l’Europa

Fortezze dello spirito. Sulle strade dei monaci che fecero l’Europa


La rete di abbazie benedettine dall’Atlantico ai confini con l’ortodossia cristiana d’Oriente, da quella padovana di Praglia alla sudtirolese di Muri-Gries dove ci celebrano il vino e il pane strumenti di evangelizzazione, dalla svizzera di San Gallo dove i codici miniati sono «venerati come reliquie» alla francese leggendaria di Cîteaux dove i cistercensi sopravvissero «ai saccheggi della guerra dei Trent’anni e le devastazioni di epoca rivoluzionaria», resta però una realtà salda e straordinaria. Paolo Rumiz è nato a Trieste nel 1947 Come la voce del filosofo polacco Ivan Dimitrijevic il quale, nella scia di papa Francesco allergico a preti e suore «con la faccia in aceto che pare si tirino dietro la vita come una coperta bagnata», ricorda che «un tempo i vizi capitali erano otto e l’ottavo era la tristezza» e «il buon cristiano aveva il dovere della letizia» al punto che «nel Medioevo i peccati si misuravano prima di tutto nei confronti dell’Altissimo». Accolto Rumiz al monastero di Sankt Ottilien, a occidente di Monaco, padre Notker lo portò a vedere la tomba che aveva scelto per sé in un angolo dove «col bel tempo si vedono le Alpi» e gli parlò «della sacralità delle lingue del mondo che non si esauriscono nella grammatica, ma sono intrise di simboli che solo i visionari possono comprendere» e della scuola dei traduttori di Toledo «dove cristiani, ebrei e musulmani lavoravano insieme» e gli spiegò che «l’infinito è racchiuso in un filo d’erba» e no, non aveva paura della morte: «Non penso tanto all’eterno quanto all’istante dell’incontro definitivo con Dio».

Author: GIAN ANTONIO STELLA


Published at: 2026-01-05 20:17:03

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