Ero tra i tremila cronisti a seguire la prima udienza del Maxiprocesso: cosa vidi la sera prima

Ero tra i tremila cronisti a seguire la prima udienza del Maxiprocesso: cosa vidi la sera prima


Nei sei anni precedenti a quel giorno avevano ucciso tutti quelli che, spesso in solitudine, lavoravano per denunciare e cercare di dare un volto al potere politico della mafia: il presidente della Regione che voleva stoppare gli appalti mafiosi; il procuratore che indagava sui boss; al capo dell’ufficio istruzione che aveva formato il pool di magistrati autori del maxiprocesso avevano messo una bomba sotto casa e un intero isolato era saltato in aria, come a Beirut; al generale dei carabinieri mandato in Sicilia come prefetto antimafia avevano sparato per strada; una mitragliata sotto casa aveva ucciso il commissario che aveva fatto le indagini sugli imputati del maxiprocesso e pochi giorni prima avevano sparato anche al capo della catturandi che li aveva materialmente arrestati. Qualche anno fa ho ritrovato un mio taccuino di quei giorni; allora non c’erano computer e si scriveva a penna, un caffè costava 500 lire e si dettavano i pezzi al giornale imbucando un gettone da 50 lire in una cabina telefonica per strada o correndo a casa e girando la ruota per formare il numero del giornale sui vecchi telefoni analogici. Falcone e Borsellino, è noto, saranno poi uccisi sei anni dopo quel ventoso febbraio 1986, perché la mafia imputata per la prima volta quel giorno (e poi condannata in via definitiva per la prima volta nella storia giudiziaria italiana) non era riuscita ad “aggiustare” quel maxiprocesso.

Author: Antonio Roccuzzo


Published at: 2026-02-10 06:06:35

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