"La Turchia eviterebbe sicuramente uno scenario del genere", ha detto all'ANSA Pinar Dost, analista dell'Atlantic Council, sull'ipotesi di un conflitto tra Israele e la Turchia: non è coinvolta in una lotta di potere o rivalità con Israele", ha sostenuto, sottolineando che Ankara e lo Stato ebraico nel 2021 avevano avviato un processo per normalizzare le relazioni, sebbene questo sia crollato dopo il 7 ottobre, e in oltre 20 anni con Erdogan al potere le crisi con Israele sono sempre rientrate, anche dopo il caso della Mavi Marmara del 2010, quando i militari israeliani colpirono in acque internazionali una missione umanitaria turca verso Gaza, uccidendo 9 attivisti. Secondo Dost i rischi per la Turchia posti dall'attuale conflitto sono "l'instabilità che il caos in Iran potrebbe portare nella regione, disordini che potrebbero essere innescati da gruppi radicali o curdi in Iran" e "la possibilità di un'ondata migratoria", considerato che oltre 2,3 milioni di rifugiati siriani vivono in Turchia dove spesso è emerso un sentimento anti migranti, nel contesto della fragile quadro economico. "La chiusura di Hormuz ha avuto un impatto sui prezzi del petrolio", ha ricordato Gulriz Sen dell'università dell'Unione delle Camere di commercio (Tobb) di Ankara, sottolineando però che "l'Iran ha permesso a una nave turca di attraversare Hormuz, sebbene ci siano più di una dozzina di navi di proprietà turca bloccate".
Published at: 2026-03-20 17:17:53
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