Dopo mesi di trattative sotterranee, l’apparente periodo di distensione tra Stati Uniti e Venezuela, favorito da quella che è stata ribattezzata “la diplomazia dei prigionieri“, si interrompe improvvisamente quando Washington, il 21 agosto, decide di schierare le sue navi da guerra con 4.500 marines di fronte alle coste del Paese sudamericano. Intanto la tensione è salita sempre di più: gli Stati Uniti hanno mosso la propria flotta verso il Venezuela, con la portaerei Gerald Ford inviata nei Caraibi e altre due navi da guerra davanti alle coste del Paese nell’ambito dell’operazione Southern Spear, mentre Caracas ha aumentato la mobilitazione dei suoi soldati portandola a 200mila unità e chiesto aiuto ad alleati storici come anche il presidente russo Vladimir Putin. Nei giorni della consegna del Premio Nobel per la Pace alla leader dell’opposizione venezuelana, Maria Corina Machado, Trump ha poi deciso di aumentare la pressione sul leader venezuelano: “Lascia il Paese o attacchiamo”, è stato il suo ultimatum proprio mentre emergevano indiscrezioni sui contatti tra le parti per arrivare a una soluzione diplomatica.
Author: Gianni Rosini
Published at: 2026-01-03 13:05:05
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