In ballo in questo caso ci sono uno storico (nel vero senso della parola) birrificio bavarese come quello dell’abbazia benedettina Weltenburg -in cui si produce birra almeno fin dal 1050- che è stato acquisito da Schneider Weisse, produttore di monaco sinonimo con le celebri birre di frumento ad alta fermentazione, amatissimo tra gli appassionati per monumenti birrari come la Tap 7 Original o la Aventinus (una weizen-doppelbock, più alcolica e con malti speciali), e capolavori moderni come la Hopfenweisse, una versione più luppolata. Dopo quasi mille anni di storia e gestione monastica quindi, questo pezzo di tradizione sta per passare in mani laiche, una scelta imposta da ragioni tutt’altro che religiose: il birrificio lavorava infatti in perdita da diversi anni, costringendo la Chiesa cattolica a metterci i propri soldi per non farlo fallire. Inventarsi qualcosa di nuovo poi, per cercare di attrarre il complicatissimo mercato dei “più giovani”, apparentemente sempre meno attratti da alcolici classici come la birra, è reso particolarmente difficile dalle rigide regole sulla purezza del Reinheitsgebot, editto del 1516 che prevede che acqua, malto, luppolo e lievito debbano essere gli unici ingredienti della birra, e che appare limitante in un periodo che richiede cambiamento e innovazione.
Author: Massimo De Marco
Published at: 2026-01-21 14:29:03
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